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Palazzo della Pilotta: Il Teatro Farnese, la Galleria Nazionale e il Museo Archeologico Nazionale di Parma

Palazzo della Pilotta: Il Teatro Farnese, la Galleria Nazionale e il Museo Archeologico Nazionale di Parma

Questo nuovo articolo è dedicato al Complesso Monumentale della Pilotta, un vasto insieme di edifici sito nel centro storico di Parma, così chiamato per il gioco della pelota basca ( o della pelota) praticato dai soldati spagnoli nel cortile del Guazzatoio.

Più in particolare, l’attenzione verrà posta al Teatro Farnese, alla Galleria Nazionale e al Museo Archeologico Nazionale, oggetti della mia visita nella giornata di ieri, 7 ottobre.

L’Edificio imponente della Pelotta fu costruito nel 1850, durante gli ultimi anni di ducato di Ottavio Farnese, secondo duca di Parma, Piacenza e Castro.

Il Grande Teatro dei Farnese fu ultimato nel 1618 in occasione di uno spettacolo di Alfonso Pozzo, “La difesa della bellezza“, in realtà mai andato in scena. La cosa sorprendente è che fu utilizzato soltanto nove volte in quanto nettamente sovradimensionato rispetto alle esigenze della corte. Accedendo al Teatro, si ha anche l’opportunità di poter osservare il “retroscena”, “il backstage”, il “dietro le quinte”. Visitare il Teatro, rigorosamente il legno, consente dunque di percorrere un viaggio tutto architettonico, in grado di far notare piccoli dettagli che vanno dalle impalcature agli spazi destinati agli artisti, da modellini tridimensionali ricostruiti a schermi che riproducono filmati importanti della storia del cinema.

Il percorso si sposta immediatamente nei visceri del Palazzo. Grandi pannelli informano sulle collezioni presenti al suo interno. Si evince che dal 1545, anno di nascita del ducato di Parma e Piacenza, gli interessi artistici e i riferimenti politici si spostano verso Roma. Così, i Farnese si distinsero nel collezionismo di importanti opere, oggetti d’arte, dipinti e reperti antichi.

Questo sta ad anticipare la grande e diversificata esposizione che si succederà dinanzi al visitatore. Dalla scultura, come il busto di Ranuccio II Farnese, proveniente dalla bottega di Gian Lorenzo Bernini, alla bronzistica, fino al mobilio. Ciò che in questo percorso ha sicuramente destato il mio interesse è stato un pezzo raffigurante le divinità Apollo e Diana, contornate dalla personificazione di Terra, Aria, Acqua e Fuoco, ognuna rappresentata con un simbolo indicante l’elemento in questione.

L’itinerario prosegue all’interno della Galleria Nazionale, nata inizialmente per l’intenzione di Maria Luigia d’Austria di offrire ai dipinti di numerosi artisti e alle pale d’altare di Correggio una degna sistemazione espositiva in grado di dar loro risalto. Gli spazi attuali all’interno del Palazzo sono stati, però, pensati tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta. La luce soffusa e maggiormente presente sulle opere, tutte realizzate da significanti artisti quali Agnolo Gaddi, Maestro di Barga, Bernardino Canozi da Lendinara, crea un perfetto connubio con le scure pareti.

Con mio stupore, in quanto non ero a conoscenza della sua collocazione in questa sede, ho scorto, nell’ultima parete della sala una famosa opera di Leonardo da Vinci.

La Scapigliata – Leonardo da Vinci

Sto parlando di Testa di fanciulla o La Scapigliata, un bellissimo esercizio di stile che racchiude la bellezza dei volti femminili in un ritratto. La delicatezza dei lineamenti sono percettibili e il forte chiaroscuro scandisce il rilievo scultoreo.

Avvolto in un velo di mistero, in quanto sconosciuta è ad oggi la sua datazione, l’opera è qui in vista, dando un forte impatto al percorso espositivo.

Ma ecco che, proseguendo, altre imponenti opere si scagliano nell’itinerario, come Maria Luigia d’Asburgo in veste di Concordia, opera in marmo effettuata dal Canova o i due colossi in basanite di Ercole e Bacco con Fauno, datati al II sec. d.C. e provenienti dagli Orti Farnesiani sul Palatino.

Ed infine, eccomi giunta al Museo Archeologico Nazionale. Un interessante involucro contenente opere di diverse epoche e natura. La prima sala è dedicata agli antichi egizi. Vengono qui esposti papiri funerari, quali quello di Amenothes e di Harimuthes; collane funerarie e scarabei, geni funerari in faience blu (materiale vetroso con aggiunta di coloranti quali il cobalto o il rame) e amuleti. A riempire l’allestimento, sarcofagi, uno appartenente a Shepsespath, stele e bronzetti raffiguranti antiche divinità, come ad esempio Ptah o Horus.

La sala successiva è invece destinata all’età romana. Interessanti reperti si collocano su diversi spazi. A catturare la mia attenzione, una iscrizione su bronzo delineante una LEX DE GALLIA CISALPINA, parte di una legge romana riguardante le competenze giuridiche dei magistrati operanti nella Gallia Cisalpina; una testa in bronzo e bronzo dorato raffigurante l’imperatore Antonino Pio (138-161 d.C.); LA TABULA ALIMENTARIA, rinvenuta a Vuleia durante i primi anni di scavi archeologici, nel 1747, una testimonianza dell’istituzione degli alimenta, un prestito ipotecario offerto ai proprietari fondiari, interessati a mantenere fanciulli e fanciulle indigenti. Lo scopo principale era quello di aiutare i giovani, formando futuri soldati e funzionari cittadini di nascita italica. Di forte interesse è la ricca collezione di numismatica, includente monete riferibili alle diverse fasi storiche, da quelle appartenenti alla Roma antica a quelle prodotte dalla Zecca di Parma. Il percorso espositivo termina in uno spazio nel quale sono collocate le statue della famiglia Giulio-Claudia, provenienti dal Foro di Veleia. Nello specifico, le dodici statue costruite in marmo lunense, erano situate lungo una parete della basilica, accompagnate da lastre marmoree indicanti le personalità distintive di ogni personaggio ritratto. Le loro identità sono quelle di Tiberio, Augusto e Livia (oggi senza testa), Druso Maggiore e Druso Minore, L. Clapurnio Pisone e una statua forse raffigurante Germanico, Caligola (sostituito a seguito della damnatio memoriae alla sua morte sostituito da quello di Claudio), sua sorella Drusilla e sua madre Agrippina Minore, nonché il suo ultimo figlio, ancora bambino, Nerone. Sembrerebbe che le statue siano state realizzate in tre epoche distinte e in fasi cronologiche diverse, tra il regno di Tiberio e quello di Claudio (14-54 d.C.).

La ricca e diversificata collezione ha scaturito in me una forte sensazione di stupore ed interesse. Inoltre rimango sempre un po’ di tempo ferma per catturare anche le sensazioni che mostrano di provare i visitatori. Ho osservato momenti di leggerezza, di meraviglia e di sorpresa; ho seguito, per qualche minuto, un gruppo di ragazzi di origine africana molto felici di prepararsi davanti alla statua scolpita dal Canova per scattare una foto di gruppo; ho avvertito curiosità in una ragazza che tentava di decifrare l’iscrizione rappresentante la legge romana.

Mi piace osservare l’arte, la cultura e vedere come gli altri la osservano a loro volta. Ho intravisto sicuramente molte sensazioni positive e rimango dell’idea che sia assolutamente fondamentale comunicare la cultura trasmettendo meraviglia, cosa che questo Complesso Museale riesce sicuramente a fare.

 

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