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Il mito di Iside e Osiride secondo Plutarco

Il mito di Iside e Osiride secondo Plutarco

(Immagine: Iside abbraccia Osiride con le sue ali – Rilievo rinvenuto nel tempio di Iside di Philae, Egitto – dal web)

 

Lo scrittore greco Plutarco (ca. 40-120 d.C.) elaborò un testo intitolato “Iside es Osiride“, dedicato ad una sacerdotessa di Delfi, molto devota alla dea Iside, di nome Klea.

Egli racconta il mito della regalità utilizzando, però, i nomi delle divinità greche:

Geb, dio della terra e Nut, dea del cielo, ad esempio, sono identificati con i nomi di Crono, Titano della fertilità, del tempo e dell’agricoltura e Rea, amante di Crono e madre di Zeus.

Il mito cita la relazione illecita tra Crono (Geb) e Rea (Nut) mentre Helios ( il dio-sole) cerca di impedire, per tutto l’anno, a Rea di partorire. Per soccorrere in suo aiuto,  Hermes (Thot) aggiunge cinque giorni all’anno che fungeranno da giorni natali di cinque divinità: Osiride, Apollo (Horus anziano), Tifone (Seth), Iside e Nefti.

Tifone (Seth), invidioso del florido regno di Osiride, che fa uscire gli Egizi dalla condizione di selvaggi, attua uno stratagemma per liberarsene, spodestandolo.

Insieme ad una serie di cospiratori, egli fa costruire una bellissima cassa di legno decorata in oro, promettendola, ad un banchetto, a chiunque riesca ad entrarci. Quando il dio Osiride si cimenta nella prova, viene immediatamente sigillato al suo interno, e la cassa viene gettata nel Nilo, da dove finisce nel Mediterraneo.

Iside, sua amata, non appena viene a sapere dell’accaduto, si dispera e chiede aiuto al dio sciacallo Anubi, assumendolo come guardia.

Iside viaggia alla ricerca della cassa, in cui vi è rinchiuso il corpo di Osiride. Quando finalmente giunge a Byblos, in Libano, si accorge che la cassa è stata incorporata in una tamerice, oramai divenuta una colonna del palazzo. Iside, nuovamente disperata, viene consolata dalle ancelle della regina di Byblos, quest’ultima, successivamente, avvicinatasi, attirata dal suo profumo. Le affida il suo figlioletto e durante la notte la dea, per donargli il dono dell’immortalità, lo poggia sul fuoco e, trasformatasi in una rondine, vola sulle fiamme intorno alla colonna in cui era stato incorporato Osiride. La regina, svegliata dai lamenti, assiste alla vicenda e inorridisce. L’incantesimo si spezza.

Iside, a questo punto, chiede la colonna e tira fuori la cassa, donando il legno esterno al tempio di Byblos. Riporta la cassa in Egitto ma la lascia incustodita per far visita al figlio Apollo (Horus anziano). Quella notte, Tifone esce a caccia e rinviene la cassa. Taglia il corpo di Osiride in quattordici pezzi, distribuendoli su tutta la terra. Iside riparte così alla ricerca, questa volta di ogni singolo pezzo del corpo di Osiride. Parte su una barca di papiro ed esegue cerimonie funebri per ogni pezzo ritrovato. L’unico pezzo che alla fine non riesce mai a rintracciare è il fallo, mangiato dai pesci nelle acque del Nilo.

La dea aveva già insegnato al figlio l’arte della guerra. Una volta venuto fuori dagli inferi, egli è pronto a rivendicare il padre.

La guerra tra Apollo (Horus) e Tifone (Seth) dura parecchi giorni. Quando Apollo ha la meglio cattura il nemico, ma Iside lo lascia andare. Preso dall’ira, Apollo strappa via la corona dalla testa della madre. Hermes, successivamente, la sostituisce con un copricapo con le corna.

Altre volte Tifone cerca di spodestare Apollo, ma gli dei non approvano. Tifone viene vinto in altre due battaglie.

Così Plutarco termina la sua versione di uno dei più famosi miti egizi, quello di Iside e Osiride (Hart 1994).

Iside, dea della magia, della fertilità e della maternità, una delle nove divinità più importanti del pantheon egizio e Osiride, dio dell’oltretomba.

Una storia di un amore che va oltre ogni confine, un mito che sicuramente giovò alla diffusione del culto di Iside a Roma.

 

 

Bibliografia

Hart, G. «Miti Egizi.» 72-75. Milano: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 1994.

 

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