Storie e Musei

Racconto i Musei per comunicare la Cultura

I Musei sono per tutti?

 

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Biblioteca di Antichistica – Università di Pisa.

Visitare un museo significa generalmente osservare. Opere d’arte, reperti archeologici, fotografie e sculture offrono al visitatore un’esperienza principalmente visiva. Questo può bastare? Come si rapportano i musei di oggi con la disabilità?

Pensiamoci bene! Possediamo 5 sensi  e solo uno può essere generalmente utilizzato all’interno di un museo, la vista. Cosa possono fare i musei per rendere fruibili a tutti quelli che sono i loro itinerari? Perché non rendere protagonisti anche gli altri organi di senso? Occhi, naso, bocca, orecchie e pelle ci permettono di interagire con il mondo che ci circonda. Poter utilizzare più di un senso potrebbe creare delle esperienze diverse, complete,in grado di farci avere una percezione più avanzata di ciò che sta intorno.

Il percorso visivo esiste già ed è il principale motore che sta alla base di un itinerario museale. Cosa possiamo fare per coloro che non possono usare tutti e cinque i sensi?

  • Utilizzare i suoni: perché no? Evocare i suoni del passato all’interno dei musei sembra una cosa strana? Eppure alle Domus Romane di Palazzo Valentini, a Roma, è possibile da qualche anno, partecipare a visite multimediali che utilizzano immagini proiettate sugli antichi resti archeologici e al tempo stesso suoni che richiamano la vita quotidiana del passato come voci di bambini che giocano mentre adulti discutono. Si aggiunge la voce di Piero Angela a spiegarne le ricostruzioni grafiche che invocano antichi mosaici e pareti dipinte. Una visita diventa così un evento unico. Utilizzare audioguide, suoni e musiche simili a quelle del passato non potrebbero fare altro che arricchire i percorsi museali e creare, al tempo stesso, ausilio per chi non può utilizzare soltanto la vista.
  • I profumi e il gusto: in questo caso potrebbe essere più difficile, ma non impossibile! Ogni ambiente potrebbe assumere degli odori diversi. Le terme ad esempio, hanno generalmente un odore particolare, di vapore, di freschezza. Potrebbe essere utile portare gli odori di un determinato ambiente all’interno di un museo? Potrebbe aiutare l’odore di fresco all’interno di una sala che mostra mosaici ritrovati in antichi ambienti termali? Forse per noi risulterebbe superfluo, è vero. Ma proverei a porre la stessa domanda ad un non-vedente. Loro imparano a vivere di sensazioni, di percezioni. Utilizzare il gusto invece è una cosa probabilmente a sé stante, ma da non evitare a prescindere. Penserei in questo caso a musei etnologici che offrono percorsi legati ai lavori nei campi, alla vendemmia, alla coltivazione e all’allevamento. L’utilizzo di ricette del passato potrebbe garantire un sostegno in grado di contribuire alla creazione di un percorso museale più completo?
  • Esperienze tattili: Questo è forse il fenomeno che si sta sviluppando negli ultimi tempi. Poter toccare con le proprie mani per poter vedere. L’utilizzo di calchi è senza dubbio l’unico modo per poter assicurare le opere d’arte e le sculture in questione. Si, perché toccare continuamente gli originali potrebbe senza dubbio creare dei danni irrimediabili. Nonostante ciò, ogni museo potrebbe muoversi con l’ausilio di calchi per permettere a tutti di poter “osservare”.

Musei e cinque sensi possono fondersi per garantire a tutti di poter entrare a contatto con la cultura? Nonostante ci siano spesso iniziative atte all’utilizzo del tatto per i non vedenti, non sono quasi mai longeve nel tempo. Non sarebbe più opportuno poter offrire sempre un ingresso al museo anche a chi non può vedere?

I musei devono essere per tutti!

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  1. Più che altro le iniziative per persone con disabilità visive sono sempre troppo limitate. In un percorso espositivo di centinaia di opere, se va bene, è stato pensato qualcosa soltanto per una decina di opere! Anche la descrizione pensata come racconto penso possa essere una buona idea… Fatta da una persona che non solo si concentra sulla singola opera descrivendola ma proprio raccontando il percorso e come i singoli oggetti esposti dialogano tra loro.

    1. L’idea era proprio quella di usare i suoni per guidare i non vedenti. Ed è vero che generalmente sono iniziative pensate per una decina di opere. È giusto così? Questo può bastare? Spero che arrivi presto il giorno in cui tutti possano fruire completamente dei beni presenti all’interno di un museo, nessuno escluso!

  2. Qualcuno ti fa pubblicità e per l’ennesima volta devo dare ragione al mio virtuale Pr. È tutto molto affascinante e devo dire – anche un argomento che ho sempre sentito distante – diventa motivo di curiosità. Questo articolo poi è di quelli che potrei rileggere – per la delicatezza dei toni – per l’altruismo e per una flessibilità degna solo delle perosne che hanno lontane visioni che oggi possono apparire tali – ma che mi auguro in un futuro non molto lontano possa essere reale. Per il resto – hai avuto la capacità di orientare uno scettico e questo è il senso della comunicazione. Complimenti

    1. Sono lusingata…Sono una ragazza che sta per laurearsi in Archeologia e molte volte, durante il mio percorso di studi, ho avuto momenti di smarrimento. Mi metto spesso, comunque, nei panni dei non professionisti del settore e cerco di dialogare con loro in modo semplice e limpido. Lei ha compreso che questo è un tema a me molto caro e di cui se ne parla poco. Una volta sentii un bambino dire “l’archeologia è di tutti”. Ho fatto di quella frase il mio motto motivazionale. La ringrazio per le sue bellissime parole e spero di riuscire a operare con questo mio (appena nato) blog nel migliore dei modi.

      1. Non darmi del lei però…. Sono certo che farai del tuo sapere un grande gesto di conoscenza per tutti. E io che ammiro chi sa dire e far innamorare… Sarò lieto di scoprire…imparare e conoscere. Complimenti

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