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Storie e Mostre: Il viaggio di Marco Polo nelle fotografie di Michael Yamashita

Storie e Mostre: Il viaggio di Marco Polo nelle fotografie di Michael Yamashita

Ripercorrere un viaggio per ripercorrere la storia. Questo è ciò che il fotografo Michael Yamashita ha voluto fare, testimoniando attraverso i suoi scatti, l’itinerario compiuto da Marco Polo.

Michael Yamashita è da oltre trent’anni il fotografo di National Geographic. Il suo viaggio aveva lo scopo di indagare, scoprire, osservare quelle meraviglie di cui tanto parlava Marco Polo, milioni di spezie, di pietre e di sete preziose… Così come ‘Il Milione’ diviene il titolo del suo resoconto di viaggio, effettuato insieme al padre ed allo zio.

La mostra viene ospitata da Palazzo Blu, a Pisa, fino al 1 luglio 2018. Mostra che propone lo stesso percorso compiuto da Marco Polo, rivissuto appunto da Yamashita, alla ricerca di ciò che ha destato così tanto stupore nell’esploratore veneziano.

Il viaggio parte da Venezia, patria di Marco Polo che nasce nel 1254, in un periodo di forte tensione con la rivale Genova. Contrasti quelli tra le due città attivi da sempre per il controllo delle rotte commerciali per l’Oriente e nel Mediterraneo.

Così, anche il visitatore parte da qui. L’inizio del percorso scaraventa, infatti, il visitatore in una dimensione accompagnata dalla fotografia che mostra Piazza San Marco colma, come sempre, di persone. E per qualche strana coincidenza, lo scatto mostra l’arrivo della nave da crociera più grande al mondo, la Grand Princess, che compare nello scenario.

Inizia così un percorso espositivo pieno di usi e culture a noi lontane e sconosciute. Inizia il viaggio nelle aree geografiche dell’Iraq, nel quale emerge la città di Samarra, con il famoso minareto a spirale, dell’Iran e dell’Afghanistan. Territori che verosimilmente, erano, ai tempi di Marco Polo, molto diversi da oggi.  Lo stesso Yamashita ne parla, testimoniando il fatto che fu molto difficile per lui poter oltrepassare queste zone, dominate ormai da continue lotte e conflitti che non danno il benvenuto a figure professionali come quelle del giornalista o del fotografo. Il viaggio però è stato compiuto e le ambasciate irachene convinte che questa ricerca riguardava esclusivamente Marco Polo.

Così tra le prime immagini donne in festa e al tempo stesso armate domano una parete, seguite da uomini che festeggiano il Nuovo Anno sul Piccolo Zab, un affluente del Tigri.

Una serie di scatti mostrano usi, costumi, pratiche quotidiane che potrebbero sembrarci arcaiche, come nel caso della pesca tradizionale, effettuata con l’ausilio di volatili. E mentre alcune donne velate si attingono a recarsi nelle moschee, altre toccano le acquee di Cheshmeh Genu, ricche di rame e zolfo, importante ausilio contro le malattie della pelle.

Diversi passi tratti dall’opera di Polo, cullano le fotografie che ritraggono angoli lontani. Uno recita: “A Tauris conviene gran copia di mercanti latini (in specie Genovesi) per acquistare merci strane e venute da lontano […] ma qui essi trovano anche molte gemme preziose”, mentre il percorso incrementa la consapevolezza di mondi caratterizzati da tradizione che diviene la scuola dei più piccoli e la certezza degli adulti.

Giunto il momento della Cina, il percorso effettuato da Marco Polo non potè ripetersi. Il punto più adatto per oltrepassare quei territori sarebbe stato tra il passo Wakhan e il passo Kilik, ma il confine era chiuso. Si scelse di volare a Pechino per poi tornare indietro. Oggi quello che è il mercato più grande dell’Asia, a Kashgar, era nel XIII secolo, secondo Polo, il più grande del mondo.

Qui le sale di esposizione si arricchiscono di testimonianze riguardanti l’uso delle donne di fasciarsi i piedi dalla tenera età, cui Yamashita ne parla citando un’anziana con i piedi più piccoli di tutto il villaggio; ragazzine birmane che setacciano le acque del Mekong in cerca di oro e attività commerciali adagiate sui canali. E tra uno scatto e l’altro, un documentario del National Geographic scorre narrando le vicende sperimentate durante il viaggio del fotografo. L’uccisione di un maiale per mangiarne la carne cruda diviene un punto fondamentale per documentare tradizioni, usi e divisione di ruoli: gli uomini controllano il fuoco e le donne lavorano per sterilizzare la pelle, poi condiscono la carne cruda con aglio e spezie.

Dopo il passaggio in India, testimoniato da tessuti appena tinti lasciati ad asciugare sulle stoppie del cotone, nel Gujarat, e noci di cocco che Marco Polo aveva chiamato “Noci d’India, ci si ritrova direttamente a Genova. Qui, in questo piccolo angolo, una foto scattata al Palazzo San Giorgio, che fu la prigione di Polo al suo rientro, segna la fine di un percorso ideologico che rappresenta la reale storia di un esploratore del passato accompagnato da un fotografo del presente.

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Palazzo Blu, Pisa.
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Immagine di copertina: due visitatori osservano Piazza San Marco, Venezia.

 

INFO SULLA MOSTRA

Il viaggio di Marco Polo nelle fotografie di Michael Yamashita

BLU | Palazzo d’arte e cultura
Lungarno Gambacorti 9
Tel. 050.2204650
Mail: info@palazzoblu.it

Date della mostra:
24 marzo 2018 – 1 luglio 2018

 

 

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